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E’ giunta alla sua V edizione AsuniFilmFestival, la manifestazione delle terre di confine dedicata quest’anno al Cinema Africano. I lavori, scelti dal direttore artistico Antonello Carboni, hanno tutti un filo conduttore: le radici come strumento identitario e patrimonio culturale, sacrificate nel nome di una rincorsa e, spesso mancata, integrazione.
Tanti gli ospiti attesi per parlare di identit‡, cultura, etnie e radici. Fra loro la sociologa Anna Oppo, la co-fondatrice e direttrice del Festival del Cinema Africano di Milano Anna Maria Gallone, il regista e direttore artistico del Festival di Hergla Mohamed Challouf, ma anche il regista vincitore del Gran Prix di Cannes nel 1990 Idrissa Ouedraogo e Kandud Hamdi, in rappresentanza del popolo Saharawi.
Per ulteriori informazioni†e per il programma dettagliato consultate il sito internet del festival http://www.asunifilmfestival.com/
e dell’associazione ” Su disterru” che lo organizza www.sudisterru.org
I registi?Idrissa Ouedraogo
Regista africano. Studia cinema nel paese natale, a Parigi e poi a Kiev. Si impone allÃattenzione della critica con La scelta (1987), film essenziale e rarefatto interpretato da attori non professionisti. La testimonianza del documentarista, unita allÃaffetto per la propria terra, caratterizzano sia il racconto corale di Yaaba (1989) sia la lotta dellÃindividuo contro le regole sociali descritta in Tilai (1990). Nel 1994 dirige Il grido del cuore, ambientato a Parigi, film toccante sulla difficile integrazione di un adolescente africano che lascia il suo villaggio nel Mali per raggiungere il padre emigrato nella capitale francese. Nel 2002 partecipa al film collettivo 11 settembre 2001 con un tenero episodio incentrato su un gruppo di ragazzini che danno la caccia a Osama Bin Laden nella speranza di accaparrarsi lÃastronomica taglia promessa dagli americani.
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Ousmane SembËne
Viene considerato tra i pi˘ grandi autori e cineasti della cultura africana. Nato da una famiglia di pescatori nella zona della Casamance in Senegal, non potÈ seguire corsi di studio regolari a causa dell’indigenza della famiglia e a quindici anni iniziÚ a lavorare. La sua formazione letteraria Ë dunque quella di un autodidatta e l’incontro con la cultura francese avvenne piuttosto tardi. All’opera di narratore egli affiancÚ quella di cineasta affrontando, in ambedue i casi, il tema delle tradizioni, dei costumi, dei legami, delle culture animistiche che sono andate perdute in Africa causando una perdita di identit‡ che costituisce l’ostacolo pi˘ grande da sormontare per la sua rinascita dopo il colonialismo. Il cinema di Ousmane SËmbene Ë indubbiamente legato alla storia e alle riflessioni sull’uomo e sulla politica. La grande forza carismatica dell’autore e regista, i suoi contatti diretti con la gente comune e la sua personale esperienza di vita traspaiono chiaramente nelle sue opere cinmatografiche. Sin dagli esordi, con Borom Sarret e Empire Songhai nel 1963, l’autore restituisce un’immagine dell’Africa profondamente diversa da quella stereotipata del cinema esotico occidentale. I suoi personaggi non sono mai eroi d’azione, ma piuttosto gente comune che lotta e rivendica propri diritti, contestando il potere.
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Djibril Diop MambÈty
Nasce nel 1945 a Dakar, nel quartiere periferico di Colobane da un imam che non condivideva la sua passione giovanile per il cinema, ma che, in seguito, diverr‡ il suo pi˘ grande estimatore.
Nel 1965 inizia la carriera cinematografica come regista, da autodidatta, senza una preparazione specifica e nel Ã68 gira il suo primo film da regista Ë Contras City (22Ã, col, 16 mm), segue Badou Boy (60Ã, col, 16 mm) nel 1970.
Il suo capolavoro Ë Touki Bouki (Il viaggio della iena, 95Ã, col, 35 mm) del 1973, presentato a Cannes nella sezione “Quinzaine des rÈalisateurs”, ha vinto il “Premio della Critica internazionale” e il “Premio speciale della Giuria al Festival di Mosca.
Dopo quindici anni di silenzio MambÈty ritorna al cinema con Parlons Grand-MËre (Parliamo nonna, 34Ã, col, 16/35 mm), un documentario sulla realizzazione di Yaaba di Idrissa OuÈdraogo, uno dei pi˘ famosi registi del Burkina Faso, che ha vinto il “Premio citt‡ di Perugia” al Festival dei Popoli.
Nel 1992 gira HyËnes (Iene, 90Ã, col, 35 mm), in concorso a Cannes e due anni dopo Le Franc (Il Franco, 45Ã, col, 35 mm), in concorso al Festival Internazionale del Film di Locarno, vincitore del premio SCAD al Festival del Cinema Francofono di Namur e del “Tanit dÃOro” a Cartagine.
Ha lasciato incompiuto, in fase di montaggio, La Petite Vendeuse de Soleil (La piccola venditrice di Sole, 35Ã, col, 35 mm, secondo capitolo della sua mancata trilogia dal titolo histoires de petite gens, che doveva comprendere, infine, LÃapprendista ladro), che ha partecipato al Festival del Cinema Africano di Milano, al Festival di Namur e al Festival di Perugia.
Ha alternato lÃattivit‡ cinematografica a opere di beneficenza in favore dellÃinfanzia, attraverso la fondazione da lui creata, dal nome “Fondazione Maag Daan per lÃinfanzia e la natura”. » morto di cancro a Parigi il 23 luglio 1998, allÃet‡ di cinquantatrÈ anni.
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Antonello Branca
… stato uno dei documentaristi italiani pi˘ significativi degli anni 60Ã/Ã70. Nato a Roma il 15 maggio 1935, ma sardo di origine, Ë fotografo in Kenia a soli 24 anni, poi corrispondente da Londra per lÃAgenzia Italia. Il regista inizia qui il suo percorso di documentarista. I suoi film, oltre ad essere preziosi documenti storici, sono anche esemplari di un metodo innovatore. Branca vive la sua esperienza artistica tra gli Stati Uniti, Londra e lÃItalia. Il suo percorso professionale Ë segnato da alcuni fili conduttori: lÃinteresse per la storia americana, il racconto delle vite degli artisti e la denuncia della condizione della classe operaia italiana alla fine degli anni Ã70.
NellÃ89 Antonello Branca inizia una ricerca sul rapporto tra guerra e tecnologia che durer‡ quattro anni. Centinaia di interviste, la collaborazione di studiosi come David S. Landes, Nathan Rosemberg, lÃapporto degli scienziati che costruirono la bomba A, hanno permesso di dare vita ad una trilogia, “Guerra e tecnologia”, che documenta il rapporto tra gli apparati militari e lo sviluppo economico degli Stati Uniti dalla nascita dello stato americano, alla fine del ë700, fino alla guerra del golfo del 1991.
Negli ultimi anni Antonello aveva iniziato a lavorare ad un progetto ambizioso: una storia “alternativa” degli Stati Uniti, di cui ci resta un articolato lavoro su “La grande depressione”.
La morte del regista interrompe questo percorso di ricerca il 25 giugno 2002.
