Recensioni
LA PROMESSA DI CRONENBERG
Lo scorso 1 dicembre si è chiusa l’edizione 2007 del Torino Film Festival, con la proiezione dell’ultimo lavoro del regista David Cronenberg , Eastern Promises (Promesse dell’Est), titolo tradotto per il circuito italiano con La promessa dell’assassino.Il film è ambientato a Londra ed è la storia di Anna, ostetrica di origine russa, che, sconvolta dalla morte di una giovane ragazza in seguito al parto, decide di rintracciarne la famiglia. In questo modo però entrerà in contatto con il pericoloso mondo della mafia russa, mettendo in pericolo la sua stessa vita.L’uscita nelle sale italiane del film è prevista per il 14 dicembre.ConEastern Promises Cronenberg firma il suo diciassettesimo lungometraggio, avvalendosi per la sceneggiatura della collaborazione di Steve Knight, e confermando il proprio sodalizio artistico con l’attore Viggo Mortensen (il re Aragorn de Il signore degli anelli).Il film dovrebbe essere un noir, un thriller, un giallo. Dovrebbe essere un film sulla violenza, sulla famiglia, sulla mafia. Probabilmente invece, come sempre con Cronenberg, sarà un film difficilmente inseribile in un genere.Purtroppo non ho potuto veder il film a Torino, né ho potuto assistere alla sua proiezione a Toronto quando il film ha ricevuto il suo primo importante riconoscimento, il People Choice Award 2007. Ma mi fido.Difficilmente David Cronenberg, regista canadese classe 1943, non toccherà anche questa volta i temi che lo ossessionano da sempre, talmente riconoscibili da aver spinto pubblico e critica a coniare il termine cronenberghiano, per indicare tutti gli elementi che lo compongono. Il suo stile registico, i suoi set, le sue storie e i suoi demoni.Partiamo proprio dai demoni. Cronemberg, a torto, è stato spesso considerato nient’altro che un ottimo regista horror. Riduttivo. Se questa definizione poteva andar bene per le sue primissime pellicole , da Rabid in poi il percorso cinematografico del regista ha toccato temi e generi molto diversi fra loro. Il film”La mosca” del 1983, solo per citarne uno, viene semplicisticamente collocato nel genere horror ma, come sostiene il critico cinematografico Gianni Canova, racchiude in sé tutti i toni tipici del melodramma.Nei suoi film vengono sviluppati da sempre anche i temi del doppio, del “dubbio sulla verità delle immagini” e della ricerca dell’identità, fisica (nelle prime opere) umana (oggi). Fin troppo ovvio che il pensiero vada subito a film come Inseparabili, o eXistenZ in cui non si riesce a capire mai cosa realmente stia accadendo e cosa non è reale. Il suo penultimo film, A Hisory of Violence, solo apparentemente poco cronenberghiano, parla ancora di tutto questo, di un’uomo con un passato da nascondere , una doppia identità e un’identità che cerca disperatamente di trovare.Cronenberg è affascinato anche dal corpo, e da tutto ciò che possa intaccarlo o corromperlo, come la vecchiaia o la malattia. Nel trailer di Eastern Promises sono ben visibili i tatuaggi che ricoprono la pelle di Viggo Mortensen e preannunciano la centralità che i corpi avranno nella storia anche questa volta.E infine, la violenza. Cronenberg è il regista della violenza in ogni sua forma, della violenza che crea sdegno e disgusto, della violenza che è l’unica cosa capace di “liberare” l’uomo, della violenza senza senso insita in ogni essere vivente. Anche nell’animo umano.Chi andrà a vedere La promessa dell’assassino, assisterà, è certo, all’ennesimo pezzo di grande cinema forgiato dal regista. Lo so, non è facile né giusto giudicare un film prima che in sala le luci si siano riaccese.Ma questo è Cronenberg. E io mi fido.
Chiara Masia
(Articolo pubblicato nel settimanale L’ARBORENSE il 14 Dicembre 2008)